I Funghi della Sardegna - 1° Parte

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Alcune schede A.M.I.N.T.

di specie fungine

realizzatte da Pietro Curti "A.M.I.N.T."

Foto Franco Sotgiu -Pietro Curti e Micologi A.M.I.N.T.

Elaborazione grafica Ivo Porcu-Agenzia Laore Sardegna.

Funghi commestibili

Agaricus arvensis Schaeff.: Fr.

Tassonomia
Regno Fungi
Divisione Basidiomycota
Classe Basidiomycetes
Sottoclasse Holobasidiomycetidae
Ordine Agaricales
Sottordine Agaricineae
Famiglia Agaricaceae
Genere Agaricus
Sottogenere Agaricus
Sezione Arvenses
Sottosezione Arvenses


Nome italiano
Prataiolo maggiore


Sinonimi
Psalliota arvensis (Schaeff.) P Kumm.
Agaricus osecanus Pilát
Etimologia
Dal latino: " agaricus " = campestre e "arvensis" = campo arato.
Cappello
6÷20 cm, emisferico, poi si espande fino a piano convesso; margine involuto, poi disteso a
maturazione, ornato dai residui del velo. Superficie da liscia a finemente squamosa, che si fende col
tempo secco, di colore biancastro, a volte nocciola chiaro al disco, crema al margine, diventando
lentamente giallo ocra con l’età.


Lamelle
Strette, libere, dapprima grigio-rosee, poi color carne ed infine bruno-violacee.


Gambo
4÷14 cm e spesso 1÷3,5 cm, da cilindrico ad affusolato e allargato alla base, farcito, liscio all’apice,
da bianco a crema, qualche volta cosparso di scaglie alla base, occasionalmente ingiallisce
lentamente.


Anello
Il velo membranoso con la superficie liscia in alto e quella sotto con squame cotonose crema o
nocciola, disposte a forma di dente, formano un anello supero, simile ad una gonna.


Carne
Bianca quasi immutabile ingiallisce leggermente; spessa, solida ma soffice con l’età. Odore di anice,
sapore gradevole di nocciole.


Habitat
Cresce in archi e cerchi in zone erbose (prati arborati e pascoli) da maggio a ottobre.


Microscopia
Spore: 6,5÷9,0 × 4,5÷6 μm, ellittiche, lisce, marrone-cioccolata in massa (iantinosporee).


Commestibilità e Tossicità
Ottimo commestibile, sia da crudo che da cotto.


Osservazioni
L'odore gradevole negli esemplari giovani, l'anello "doppio strato" con la parte inferiore a "ruota
dentata", l'habitat erboso e la tendenza a colorarsi lentamente di giallo se contuso (che lo fanno
collocare tra i prataioli detti ingiallenti), aiutano nel riconoscimento.


Somiglianze e varietà
È facile confonderlo con l’ Agaricus xantodermus s.l., che però ha un cappello che va dal bianco
candido al nocciola-marrone, odore di fenolo, e si tinge velocemente di giallo specialmente lungo il
margine del cappello e alla base del gambo.

Funghi commestibili

Agaricus augustus Fr.

Tassonomia
Ordine Agaricales
Famiglia Agaricaceae


L'ingiallimento, evidenziato con una piccola corrusione della superficie cuticolare, ne consente
un'agevole differenzazione dalle specie vicine, sapore dolce ed odore gradevolissimo di mandorle.
Anche se giovani, gli esemplari mostrati, già evidenziano l'iniziale screpolamento a squame della
superficie cuticolare, ovviamente questa caratteristica diventa nettamente visibile negli esemplari
adulti.
Ottimo commestibile di grande resa, cresce nei boschi di latifoglie, aghifoglie e nei prati.

Funghi commestibili

Agaricus campestris L. Fr.

Prataiolo
Prataiolo

Tassonomia
Regno Fungi
Divisione Basidiomycota
Classe Basidiomycetes
Sottoclasse Holobasidiomycetidae
Ordine Agaricales
Sottordine Agaricineae
Famiglia Agaricaceae
Tribù Agariceae
Genere Agaricus
Sottogenere Agaricus
Sezione Agaricus


Nome italiano
Prataiolo


Sinonimi
Psalliota campestris (L.) Quél.


Etimologia
Dal latino "campester"= campestre, per il suo habitat.


Cappello
6÷12 cm, emisferico, poi piano convesso ed infine disteso, spesso con modesto umbone centrale;
margine involuto poi disteso e qualche volta rialzato negli esemplari vecchi, spesso debordante e
fioccoso per i residui del velo parziale. Superficie asciutta, piana, coperta da piccole squame. Colore
da biancastro a grigio cenere o brunastro.


Lamelle
Fitte, chiuse, libere, rosa pallido che scuriscono con l’età diventando rosa, poi rosa carnicino ed
infine bruno-nerastre.


Gambo
3÷6 cm e spesso 1÷2 cm, cilindrico assottigliato verso la base appuntita, pieno poi farcito e
midolloso. Bianco con qualche riflesso rosato diventa giallognolo se ammaccato.


Anello
Il velo sottile, fragile e membranoso lascia traccia nei giovani esemplari sul margine del cappello e
forma un anello bianco, evanescente, mediano o superiore.


Carne
Soda, bianca, alla frattura vira lentamente al rosa. Odore e sapore grati.


Habitat
In primavera e autunno, pochi giorni dopo la pioggia cui è preceduto un lungo periodo di siccità, in
cerchi o a gruppi, tra l’erba delle radure di terreni compatti e incolti, in parchi, vigneti, sempre fuori
dai boschi.


Microscopia
Spore 5,5÷8,0×3,5÷5 μ, ellittiche, lisce, bruno nerastre in massa.


Commestibilità e Tossicità
Ottimo. Da giovane può essere consumato crudo in insalata. Allo stadio adulto devono essere cotti e
consumati quando le lamelle sono ancora rosee e non bruno-nerastre (inizio della putrefazione).


Osservazioni
È il prataiolo spontaneo più diffuso e raccolto.
Somiglianze e varietà
Si riconosce facilmente per il cappello bianco e pressoché liscio, per le lamelle di un bel rosa carico
già nel fungo giovane, per l'anello che di solito è abbastanza esile e spesso evanescente. La sua
variabilità ha fatto si che ne fossero descritte alcune forme o varietà. Tra queste ricordiamo la var.
squamulosus, che si differenzia per la presenza di squame, specialmente al disco, abbastanza rade,
brunastre.
Oltre alle sue numerose varietà può essere confuso con specie vicine:
Agaricus bisporus cresce in campi coltivati, ha cappello bruno, fibrilloso, ricoperto di scagliette più
scure ed il gambo ingrossato alla base.
Agaricus bitorquis che cresce nei giardini ed ha due anelli separati.
Agaricus arvensis che vira lentamente al giallo. Ha un gradevole odore di anice, un velo ben
sviluppato con toppe nocciola sulla parte bassa, e si allarga normalmente alla base del gambo.
Leucoagaricus naucinus, col quale fruttifica spesso, può assomigliargli a prima vista, ma si distingue
facilmente per le sue lamelle e spore bianche.
Agaricus cumtulus, simile ma in formato ridotto, lieve odore di mandorle, cresce nei campi
concimati, ma vira al giallognolo, come Agaricus xanthodermus (odore d'inchiostro e viraggio giallo
inchiostro alla base del gambo), col quale potrebbe esser scambiato. Infine le lamelle rosate e
l’assenza di volva lo distinguono da Amanita verna e Amanita virosa e da Entoloma lividum che
manca di anello, ha lamelle gialle poi rosate e cresce nei boschi di latifoglie.
La varietà validus presenta una crescita più cespitosa ed ha carne più compatta e più arrossante.
Potrebbe essere confuso con Agaricus campestris che, però, ha un anello più fugace e lamelle più
vivamente colorate di rosa in età giovanile, e con Agaricus bisporus che ha un anello semplice e
basidi bisporici.

Funghi commestibili

Agaricus silvicola (Vitt.) Peck

Tassonomia
Regno Fungi
Divisione Basidiomycota
Classe Basidiomycetes
Sottoclasse Holobasidiomycetidae
Ordine Agaricales
Sottordine Agaricineae
Famiglia Agaricaceae
Genere Agaricus
Sottogenere Agaricus
Sezione Arvenses


Nome italiano
Prataiolo dei boschi.


Sinonimi
Agaricus sylvicola (Vitt.) Saccardo - Psalliota silvicola (Vitt.) Ricken
Agaricus sylvicola (Vitt.) Peck - Agaricus vaporarius (Vitt.) Capelli - Psalliota flavescens


Etimologia
Da "selva" che predilige per fruttificare.


Cappello
4÷12 cm di diametro, da principio globoso, emisferico con l’età piano convesso, margine poco
sporgente, superficie bianca, brillante, liscia ma con fibrille biancastre. Margine sottile. Qualche
macchia giallastra che si accentua allo sfregamento e col tempo.


Imenoforo
Lamelle spesse, fitte, libere al gambo ed acute verso l’orlo del cappello. Bianche poi di color
rosa-pallido, grigio terroso ed infine nerastro.


Gambo
Inferiore a 12 cm con diametro di 2÷3 cm, slanciato, rigido, cilindrico, bulboso. Bianco ma con
sfumature giallognole o cinerognole vicino al piede.
Anello membranoso persistente, a gonna, bianco poi giallastro o brunastro, ornato sul bordo della
pagina inferiore da scaglie formanti una ruota dentata.


Carne
Tenera, bianca o con sfumature rossigne specialmente al gambo, odore di noce, sapore dolce.


Habitat
Solitamente cresce in suoli molto ricchi di materie organiche, sia in boschi di conifere che di
latifoglie. In autunno ed in primavera, normalmente in pochi esemplari, con frequenza a ridosso dei
sentieri interni del bosco o nelle sue aperture.


Microscopia
Spore 5÷6 × 3÷4 μn, ovoidi, color cioccolato.
Commestibilità e Tossicità
Commestibile eccellente anche crudo, è tra i funghi più delicati ed aromatici.


Somiglianze e varietà
E’ uno dei pochi prataioli a crescere all'interno dei boschi, in senso pratico, viene collocato tra i
prataioli detti ingiallenti.
Appartiene alla sezione Arvenses, comprendente un certo numero di specie, tutte commestibili, non
sempre facilmente separabili fra loro se non dietro un'attenta osservazione dei caratteri macroscopici
e microscopici.
Può essere pericolosameNte confuso con le Amanita bianche che però hanno la volva, le lamelle
bianche e odore insignificante e con l’Agaricus xanthodermus che però vira intensamente al giallo nel
piede e nel cappello, ed ha un odore molto forte e sgradevole. Mentre è innocua la sua somiglianza
con l’Agaricus arvensis.
Specie simili (anche per filogenesi) ad Agaricus silvicola:
A.essettei (=A.abruptibulbus) simile, ma con gambo e piede generalmente più nettamente bulboso,
più massiccio e meno slanciato, con spore più grandi, generalmente sotto conifere
A.tenuivolvatus, generalmente meno slanciato e con una sorta di volva al piede.
A.macrocarpus, generalmente nei prati e di taglia massiccia.

Funghi Velenosi

Sindrome gastroenterica costante

Agaricus xanthoderma Génevier

Tassonomia
Ordine Agaricales
Famiglia Agaricaceae


Le caratteristiche di questo fungo che lo distinguono dagli altri Agaricus commestibili e lo fanno
riconoscere immediatamente sono:


- l'evidente ingiallimento della carne in seguito a manipolazione
- l'odore sgradevole di inchiostro


Nel caso che ci sia un fungaiolo così sprovveduto da raccoglierlo, un cuoco così distratto da non
accorgersi della puzza che emana durante la cottura e dei commensali che praticamente
mangerebbero tutto, Agaricus xanthoderma = Agaricus xanthodermus, provoca disturbi
gastrointestinali.

Funghi commestibili

Agrocybe aegerita (V.Brig.) Fayod

Tassonomia
Regno Fungi
Divisione Basidiomycota
Classe Basidiomycetes
Sottoclasse Holobasidiomycetidae
Ordine Agaricales
Famiglia Bolbitiaceae
Genere Agrocybe
Sottogenere Agrocybe

Nome italiano
Piopparello, Pioppino.

Sinonimi
Agrocybe cylindracea (DC.); Maire
Pholiota aegerita (V.Brig.) Quél.

Cappello
2÷14(20) cm, da emisferico a convesso-piano, color bruno fulvo da giovane per schiarire alla
maturazione con tonalità che vanno dal beige al marroncino fino al biancastro, spesso con zona
discale più scura. Superficie corrugata, a volte screpolata. Margine irregolare, festonato, lobato,
spesso radialmente fessurato

Imenoforo
Lamelle fitte, annesse al gambo tramite un dentino, da biancastre a bruno tabacco a maturità.


Gambo
3÷15 cm × 0,5÷2 cm, cilindrico leggermente affusolato alla base colore bianco poi ocraceo, fibrilloso
e duro.


Anello
Ampio, membranoso, bianco poi bruno per le spore, persistente.
Carne
Bianca, tenera quella del cappello, piuttosto tenace nel gambo. Odore gradevole di vinaccia, sapore
buono e gustoso.


Habitat
Dalla primavera all’autunno inoltrato specialmente sui tronchi di pioppo vecchi, ma anche su altri
alberi (olmi, salici, querce, fichi ecc.).


Microscopia
Spore 8÷10 × 4,5÷6 μ, ellittiche, color tabacco in massa.
Commestibilità e Tossicità
Molto buono, si consiglia di scartare i gambi spesso troppo duri e coriacei, specie negli esemplari
maturi, apprezzato anche nell’antichità.


Osservazioni
Fungo saprofita o parassita, in quest'ultimo caso porta rapidamente alla morte la pianta su cui nasce.
Si presta alla coltivazione sia familiare che industriale con buoni risultati, tipica è la sua coltivazione
domestica su dischi o ceppaie di pioppo.


Somiglianze e varietà
Fungo molto conosciuto difficilmente confondibile con altre specie. In particolare poco probabile la
confusione con altre Agrocybe essendo A.aegerita l'unica lignicola. Può al massimo assomigliare alla
Armillaria mellea che però presenta squame nel cappello e spore bianche. Difficilmente potrebbe
essere confusa con alcune Pholiota ed alcuni Hypholoma non commestibili o tossici.

Funghi commestibili

Amanita cæsarea (Scop.: Fr.) Pers.

Tassonomia
Regno Fungi
Divisione Basidiomycota
Classe Basidiomycetes
Sottoclasse Holobasidiomycetidae
Ordine Agaricales
Famiglia Amanitaceae
Genere Amanita
Sottogenere Amanita
Sezione Caesareae


Nome italiano
Ovolo buono.
Etimologia
Dal greco Amanos, montagna tra la Cilicia e la Siria dove abbondavano e dal latino Caesareus = dei
Cesari imperatori.


Cappello
5÷20 cm da emisferico a convesso-espanso pianeggiante a maturità, margine sempre nettamente
striato; cuticola lucida, umida, facilmente asportabile, rosso arancio uniforme; abitualmente nudo o
con alcuni lembi bianchi, residui del velo generale.


Lamelle
Molto fitte, intercalate da lamellule più corte, piuttosto larghe, libere al gambo e di colore
giallo-uovo o giallo-dorato.


Gambo
2÷3 × 8÷18 cm, dritto, glabro, di forma quasi perfettamente cilindrica, presenta un certo
ingrossamento alla base, mentre in alto tende ad assottigliarsi, si presenta pieno, duro e fibroso nel
fungo giovane, farcito o quasi cavo nel fungo adulto. È di colore giallo-dorato o giallo-uovo.


Anello
Ampio, membranoso ricadente a mo’ di festone, di colore perfettamente giallo e percorso da evidenti
e caratteristiche striature longitudinali, situato nella zona più vicina al cappello.


Volva
Volva a sacco, attenuata alla base, quasi libera al gambo, festonata o lobata nella parte superiore, di
consistenza membranosa o carnosa, ma abbastanza tenace e spessa sino a 3 mm, di colore bianco o
biancastro.


Carne
Compatta anche se tenera, di colore bianco, assume tonalità giallognole più o meno cariche sotto la
pellicola del cappello e nella zona perimetrale del gambo sezionato. È di odore e sapore molto
gradevoli.


Habitat
Predilige zone temperate, ma calde e secche e cresce sotto le latifoglie (castagni e cerri) fino a 900
m in estate ed autunno.


Microscopia
Spore più o meno ellissoidali 9÷11 × 6,5 μm, bianche volgenti al giallognolo.
Commestibilità e Tossicità
Ottimo commestibile, assai ricercato può essere consumato crudo in insalata.


Somiglianze e varietà
Le è simile l’ Amanita calyptrata (Peck) = Amanita calyptroderma, = Amanita lanei, commestibile,
cappello 10÷30, arancione o giallo, ricoperto da ampi lembi bianchi del velo generale, volva enorme
e bianca, gambo tozzo color crema come l’anello e le lamelle, cresce in America settentrionale, in
autunno sotto querce e conifere.

Funghi velenosi

Sindrome gastroenterica costante

Amanita citrina (Schaeff.) Persoon

Tassonomia
Ordine Agaricales
Famiglia Amanitaceae


Foto e Descrizioni
Fungo eterogeneo: gambo e cappello si separano nettamente; di dimensioni medio/grandi. E'
un bel fungo che cresce in estate/autunno, spesso gregario, nei boschi di latifoglie e conifere
e che colpisce immediatamente per i suoi colori giallo limone chiaro, biancastro,
giallo/verdognolo un po' livido se in ambiente umido.


Il cappello è convesso da giovane, poi appianato; giallo limone piuttosto chiaro; quasi sempre
ricoperto irregolarmente da placche biancastre o crema/ocracee.
Lamelle libere al gambo, fitte, vantricose, con lamellule; colore da bianco a giallastro.


Gambo subcilindrico, fibrilloso, giallo limone normalmente più chiaro del cappello; in basso
presenta un grosso bulbo marginato racchiuso praticamente nella volva circoncisa, ocracea.
Anello membranoso, pendulo a gonnellina, situato nella metà alta del gambo; colore giallo
chiaro.


Carne bianco/giallina, consistente, fibrosa nel gambo. Odore rafanoide, sapore dolciastro.
Commestibilità Velenoso - Provoca sindrome gastroenterica costante

Funghi commestibili

Amanita crocea (Quél.) Melzer

Tassonomia
Regno Fungi
Divisione Basidiomycota
Classe Basidiomycetes
Sottoclasse Holobasidiomycetidae
Ordine Agaricales
Famiglia Amanitaceæ


Genere Amanita
Sottogenere Amanitopsis
Sezione Amanitopsis
Nome italiano
Bubbolina.


Sinonimi
Amanitopsis crocea (Quél.) Gilbert
Amanita Vaginata var. crocea Quél.


Etimologia
Per il colore dello zafferano. Dal latino crocus = pianta del croco.


Cappello
5÷8(12) cm, all'esordio allungato e stretto sul gambo, infine allargato, senza essere quasi mai
totalmente espanso, con umbone centrale ampio; sericeo con tempo asciutto, untuoso e viscido in
caso di pioggia, non presenta quasi mai decorazioni velari sul cappello, margine del cappello
nettamente rigato; sul cappello predominano i cromatismi dell'arancio con varie sfumature, tenui ma
anche molto forti, i colori sono più intensi al centro del cappello. Lamelle separate dal gambo,
serrate e minute, biancastre o crema, con numerose lamellule.


Gambo
7÷14 × 1÷2,5 cm, allungato, stretto in alto, rivestito da minute squamule concolori al pileo
(biancastre nella varietà subnudipes); in origine pieno e poi con cavità. Anello assente "obliterato".
Volva consistente, alta sul gambo, strettamente ancorata alla base dello stipite, svasata in alto,
biancastra, più scura internamente.


Carne
Poco spessa e consistente, leggera, bianca o biancastra, aranciata ai margini in modo abbastanza
netto. Odore leggero, priva di sapori significativi, dolciastra.


Habitat
Questa specie ama ritagliarsi una nicchia privilegiata in ogni ambiete boschivo, ubiquitaria, la
troviamo prevalentemente nei luoghi umidi, muschiosi ed erbosi. Si tratta di una specie abbastanza
localizzata e non reperibile ovunque, dove presente può mostrarsi con produzioni densamente
gregarie, dal mese di Agosto fino a tutto Novembre fruttifica favorevolmente.


Commestibilità e tossicità
Buon commestibile dal sapore delicato (esige cottura adeguata, 15 minuti dal primo bollore, perché è
tossica da cruda).
Osservazioni
Pur avendo cromatismi del cappello che ricordano molto la rinomata e ben più famosa Amanita
caesarea, l’assenza di anello e il colore biancastro del gambo e delle lamelle, ne consentono una
facile separazione.


Somiglianze e varietà
Viene considerata dalla maggioranza degli autori specie a sé stante e non una delle tante varietà
della Amanita vaginata. Si tratta di una delle poche Amanita del sottogenere Vaginaria che si riescono
a riconoscere e delimitare con facilità; in particolare per il colore aranciato del cappello dal margine
nettamente striato e per il gambo tipicamente screziato. Le assomiglia Amanita fulva, fungo di taglia
solitamente inferiore, con colore pileico fulvo brunastro e con crescita solitamente addossata a
ceppaie di castagno, anche se presente in altri boschi di latifoglie. La mancanza dell’anello la
distingue dagli esemplari tossici di Amanita, in particolare da forme aranciate e senza velo generale
di Amanita muscaria.


Curiosità
Il gruppo delle Amanita del sottogenere Vaginaria è costituito da un numero di specie molto vasto e
ancora non ben delimitate. Tranne rarissimi casi, per una corretta determinazione di questo gruppo è
indispensabile l’attenta osservazione microscopica. Sono tutte commestibili di ottimo pregio, si
usufruisce del solo cappello ed è obbligatoria una cottura adeguata, seguendo la procedura e la
tempistica già descritta. Essendo funghi molto fragili devono essere raccolti con grande delicatezza.

Funghi velenosi

Sindrome panterinica

Amanita gemmata (Fr.) Bertillon

Tassonomia
Regno Fungi
Divisione Basidiomycota
Classe Basidiomycetes
Sottoclasse Holobasidiomycetidae
Ordine Agaricales
Famiglia Amanitaceae
Genere Amanita
Sottogenere Amanita
Sezione Amanita


Sinonimi
Amanita junquillea Quél.
Etimologia
Dal latino gemmata = ornata di gemme, per le verruche del cappello. junquillea per il colore giallo
giunchiglia del cappello.


Cappello
4÷10 cm, emisferico, convesso, poi convesso spianato, con centro anche depresso, margine striato
soprattutto a maturità; superficie pileica umida, di aspetto ceroso, a tempo secco brillante
facilmente separabile, decorata da verruche bianche, piccole o a lembi più o meno grandi,
facilmente detersibili, spesso anche completamente nuda. Colori variabili da crema a
giallastro-dorato fino a giallo con riflessi aranciati e disco con tonalità più marcate, grigio crema
nella fo. amici


Lamelle
Libere, abbastanza fitte, bianche, con orlo e con lamellule.
Gambo
6÷12 × 1÷2 cm cilindrico, da slanciato a tozzo, bianco, liscio o un po’ fioccoso, base bulbosa
rotondeggiante–ovoidale o napiforme, radicante.


Anello
Anello nella zona alta, membranoso ma fragile, spesso fugace, a volte dissociato in minuti fiocchi sul
gambo e le lamelle (var. exannulata Lange).


Volva
Circoncisa, submembranosa, bianca, a volte dissociata in piccoli cercini sopra il bulbo.


Carne
Fragile, biancastra, alone citrino sotto la cuticola. Odore e sapore insignificanti o leggermente
rafanoidi.


Habitat
Cresce in primavera, ma a volte anche in autunno, nei boschi di latifoglie e aghifoglie, su terreno
sabbioso sul litorale marino in presenza di pineta con sottobosco di Cisto.


Microscopia
Spore 8,5÷9 × 7÷7,5 μm, lisce, ovoidali ellittiche, non amiloidi, in massa di colore biancastro.
Commestibilità e tossicità
Non commestibile, risulta tossica.


Osservazioni
È una specie comune in primavera, di solito condivide il periodo di crescita e l’habitat con Morchella
conica.


Somiglianze e varietà
A. junquillea è una specie con morfologia variabile, può presentarsi sia con carpofori grandi e
slanciati che con esemplari minuti e gracili, con anello talora presto caduco, con colore del cappello
mutevoli che vanno da crema a giallo carico. In relazione alla sua varietà morfologica troviamo
descritte nella letteratura micologica forme differenti spesso in modo non chiaro e sono: A.
Junquillea fo. amici, A. junquillea fo. gracilis, A. junquillea fo. vernali.

Funghi velenosi

Sindrome panterinica

Amanita muscaria (L.) Lam.

Tassonomia
Regno Fungi
Divisione Basidiomycota
Classe Basidiomycetes
Sottoclasse Holobasidiomycetidae
Ordine Agaricales
Famiglia Amanitaceae
Genere Amanita
Sottogenere Amanita
Sezione Amanita


Nome italiano
Ovolo malefico, Segnabrise


Sinonimi
Agaricus pseudoauriantiacus Buillard
Etimologia
Dal latino muscarius = attinente alle mosche.

Cappello
7÷25(30) cm dapprima globulare, poi emisferico e gradualmente si espande diventando convesso, poi
appianato con centro spesso depresso. Colore rosso vivo, rosso arancio, rosso scuro, viscoso con
tempo umido, coperto di verruche bianche piramidali, rilevate, concentriche (residui del velo
generale) che col tempo tendono a scomparire. Lamelle distanziate dal gambo, alte e serrate; di
colore biancastro o giallastre, più basse verso il gambo, con presenza di lamellule.


Gambo
10÷25 × 1÷3 cm, bianco, rettilineo, slanciato, leggermente ingrossato alla base in un bulbo che si
presenta ornamentato da cerchi concentrici di verruche, resti del velo generale, inizialmente pieno,
poi cavo fino a diventare tubuloso. Anello ampio, membranoso, tipicamente a gonnella, orlato
ondulato, bianco con tonalità gialline sul bordo, sfrangiato, striato nella parte superiore. Volva
bianca, friabile, presto dissociata in perle, verruche, pustole.


Carne
Compatta nel cappello, più fibrosa nel gambo, bianca con qualche sfumatura giallastra sotto il pileo.
Senza odori particolari. Sapore dolciastro, gradevole, molto tenue.


Habitat
Estate, autunno (da maggio a novembre), sotto conifere e latifoglie, soprattutto nei boschi di
montagna (latifoglie e aghifoglie) ma anche in habitat mediterraneo in particolare sotto Eucaliptus
con terreno acido.
Commestibilità e tossicità
Velenoso, provoca sindrome muscarinica, a breve incubazione (due, tre ore dopo l’ingestione).


Osservazioni
È il fungo più spettacolare e bello alla vista, cresce in numerosi esemplari che danno al bosco un
aspetto fiabesco. Poiché ha lo stesso habitat dei porcini, spesso ne rivela la presenza (segnabrise). Si
distingue bene dall’Amanita caesarea che presenta prevalentemente un diverso colore del cappello
(rosso uovo), mancanza di verruche, ma soprattutto per il colore delle lamelle, del gambo e
dell’anello (giallo oro). Alcuni la utilizzano quale allucinogeno (con risultati spesso drammatici ed
irreversibili), altri per scopi alimentari dopo averla sottoposta a particolari trattamenti (culture
orientali dalle quali è meglio distanziarsi). Attenti ad imitarli, è fungo velenoso, tanto che un tempo,
cosparsa di latte, veniva usata per uccidere le mosche (da cui il nome) e tanto che spesso si leggono
in cronaca episodi di avvelenamento causati dall’ingestione accidentale di questo fungo.


Somiglianze e varietà
Si tratta di una specie talmente ben differenziata e diffusamente conosciuta che confonderla con
altro risulta veramente improbabile. Consigliamo di far attenzione alle forme senza velo sul cappello
che possono creare dubbi. Questa specie ha diverse varietà e forme come ad esempio: A. muscaria
var. formosa, con velo color giallo-oro, aranciato (comune sotto Eucaliptus, ma spesso negli stessi
habitat della var. tipo), velenosa. A. muscaria var. aureola (Kalchb.) Quél., cappello 3÷7, quasi
sempre senza verruche, volva ben formata, circoncisa, velenosa. A.muscaria var. regalis (Fries) Maire
(=Amanita regalis (Fr.) Michael =Amanita muscaria var. umbrina Fr.), robusta e corpulenta, cappello
bruno fegato verruche gialle, velenosa. Somigliante è l’Amanita flavoconia, con cappello, verruche,
anello e parte del gambo di colore giallo-cromo, cresce nell’America Settentrionale, sospetta.


Curiosità
Il fatto che sia universalmente conosciuto come il fungo malefico e velenoso per antonomasia non è
dovuto alle sostanze chimiche che contiene, la sua tossicità non è certo tra le più pericolose e
drammatiche. Deve la sua pessima fama all’uso che ne è stato fatto nella simbologia fiabesca,
fumettistica e cinematografica. Forse il vero responsabile della brutta nomea che nel novecento si è
fatto questo fungo è Walt Disney. Parlando di velenosità dei funghi bisogna anche ricordare che la
percentuale di tossici presenti in una determinata specie varia da territorio a territorio, da raccolta a
raccolta e persino nella medesima raccolta, varia da soggetto a soggetto nati dallo stesso micelio
secondario. Non si tratta di differenze di piccola entità, l’ampiezza delle differenze riscontrabili si
colloca in una forbice di valori distanziati in modo nettamente significativo. Questo forse spiega bene
perché esistono abitudini alimentari cosi diverse nel mondo e perché contestualmente esistono
episodi di avvelenamento con esito letale o con l’instaurarsi di stati di coma irreversibile. Questa
grande variabilità non consente mai di pronosticare gli effetti dovuti al consumo o all’uso di un fungo
velenoso, il quale anche se trattato in conformità ad usanze culturali locali secolari, può sempre
trasformarsi in un killer spietato. Per nostra fortuna la Legge in Italia considera velenosa Amanita
muscaria e quindi questo problema per il nostro paese non si pone. Quanto all’uso come sostanza
stupefacente oltre ad essere illegale, per gli stessi motivi ampiamente illustrati, può indurre in coma
e morte da overdose non preventivamente ipotizzabile e quindi controllabile.

Funghi non commestibili o sospetti

Sindrome norleucinica

Amanita ovoidea (Bull.) Link

Tassonomia
Regno Fungi
Divisione Basidiomycota
Classe Basidiomycetes
Sottoclasse Holobasidiomycetidae
Ordine Agaricales
Famiglia Amanitaceae
Genere Amanita
Sottogenere Amidella


Nome italiano
Farinaccio.


Sinonimi
Agaricus ovoideus Bull.
Amidella ovoidea (Bull.) E.-J. Gilbert.
Etimologia
Da ovoideus = ovale, simile ad un uovo e dal greco eìdos = somiglianza


Cappello
Dimensioni 10÷20 cm, massiccio e carnoso, prima emisferico poi convesso, a maturità piano-depresso,
in esemplari vetusti può presentarsi anche revoluto. Orlo spesso, unito e liscio, mai striato,
debordante; sovente appendicolato da residui cremosi del velo imeniale.
Di aspetto bianco-avorio, sericeo con lucentezza perlacea, glabro e solitamente sgombro da residui
del velo primario.


Lamelle
Libere o appena inserite sullo stipite con un dentino, fitte e sottili, bianco crema, a maturità
presentano delle sfumature o riflessi crema-rosati negli spazi interlamellari. Filo minutamente
fioccoso, presenza di numerose lamellule tronche.


Gambo
8÷20 × 1,5÷4 cm; robusto ma slanciato, cilindrico e progressivamente dilatato verso il basso, talvolta
svasato verso l’apice; con bulbo ovoide più o meno radicante.
Pieno, sodo e carnoso, bianco con superfice percorsa da fini fiocchi cremosi e detersili, concolori.
Anello fragile, collocato molto in alto, preferibilmente il distacco avviene nella zona
immediatamente vicina al gambo, cosa peraltro unica nel genere Amanita, tanto che i residui sono
più facilmente riscontrabili sul bordo del pileo anziché nell’intorno del gambo stesso. Molto fugace,
fragile e senza conistenza, si dissolve infatti in tanti piccoli fiocchi soffici e cremosi, burrosi, molto
simili come consistenza alla panna montata.


Volva
La volva è membranacea, spessa, persistente ed inguainante nella parte basale. Il colore della stessa
è interamente bianca, o con piccolissime granulazioni ocracee, questa colorazione rimane costante
anche in esemplari molto maturi o vetusti, tale carattere è particolarmente importante in quanto ci
aiuta a distinguerla dalla A. proxima, molto simile, che però presenta una volva ocracea. Questa
colorazione ocracea è già presente nei primordi, non è quindi attribuibile a fattori ambientali,
rientrando a pieno titolo, per la costanza, tra i caratteri morfologici distintivi tra le due specie.


Carne
Soda, assai abbondante, bianca ed immutabile, compatta nel gambo, un po’ ovattata nel cappello.
Sapore dolciastro e gradevole al primo assaggio. Odore tipico, ma molto soggettivo come
interpretazione; alcuni autori lo definiscono di urina di cavallo, altri come dolciastro forte al primo
impatto ma poi disgustoso, lo scrivente ama definirlo come un odore di chiuso, di cantina poco
ventilata, lo stesso odore che si percepisce aprendo un cassetto di un mobile antico. Molto forte e
persistente.


Habitat
È ritenuta specie termofila, ma non sono impossibili, anche se rari, ritrovamenti in habitat collinari e
subalpini. Predilige essenze quali Pinus e Quercus, ambienti tipici della macchia mediterranea e dei
boschi litoranei, su terreni sabbiosi e calcarei. Stagione di crescita dal primo autunno fino ad inverno
inoltrato.


Microscopia
Spore bianche, amiloidi, ellisso-ovoidali o brevemente cilindriche. Dimensioni 9,5÷11 × 6,5÷7,5 μm,
Q= 1,3÷1,4
Velo generale formato essenzialmente da ife filamentose e poco ramificate.

Commestibilità e tossicità
Pur essendo citato dalla letteratura come fungo commestibile scadente, conosciamo direttamente
situazioni di avvelenamenti ben documentati dovuti al consumo di questa specie, si tratta di episodi
tossicologici attribuibili al quadro gastroenterico. Questi fatti ci portano saggiamente a considerare
questo fungo almeno come sospetto sconsiglandone vivamente il consumo.
Qualora non si volesse tener conto della sospetta tossicità della specie, persistendo nel consumo,
occorre prestare la massima attenzione nel riconoscimento onde non confonderla con la sua consimile
A. proxima, che è notoriamente tossica e, con la quale condivide sia gli habitat che la stagione di
crescita.
Trattandosi poi di una Amanita bianca, anche se alcuni caratteri morfologici risultano inconfondibili,
c'è il rischio di confusione, specialmente per i non esperti, con A. verna, A. virosa, A. phalloides var.
alba, tutte velenose mortali.
Dopo la trattazione di quanto sopra ci sembra doveroso ribadire, con cognizione di causa,
l'opportunità di astenersi dal considerare questa specie per scopi alimentari.


Somiglianze e varietà
Non ci sono varietà ascritte alla specie tipo.
Come già citato le somiglianze sono con Amanita proxima che si distingue facilmente sia dal colore
della volva, che si presenta sempre ocracea anche in fase di primordio, sia dalla consistenza
dell’anello che in quest’ultima si presenta meno fugace, più persistente e nella posizione normale,
cioè rimane attaccato al gambo.
Altre Amanita somiglianti posso essere A. strobiliformis, comunque commestibile, ma riconoscibile
per le tipiche verruche pileiche residuali della volva friabile e fioccosa.

Funghi velenosi mortali

Sindrome falloidea

Amanita phalloides (Vaill. ex Fr.) Link

Tassonomia
Regno Fungi
Divisione Basidiomycota
Classe Basidiomycetes
Sottoclasse Holobasidiomycetidae
Ordine Agaricales
Famiglia Amanitaceae
Genere Amanita
Sottogenere Amanitina
Sezione Phalloideae


Nome italiano
Tignosa verdognola - Amanita verdognola.
Etimologia
Dal latino phallus e dal greco eidos = a forma di fallo.


Sinonimi
Agaricus phalloides Vaill. ex Fr.
Amanita viridis Pers.


Cappello
5÷15(20) cm, solido, globoso, quindi espanso, infine discoideo; il pileo risulta finemente decorato con
fibrille radiali innate, sulla sua superficie possono residuare grossi lembi di velo generale bianchi. Di
colore biancastro citrino, verdognolo, verde oliva, ma anche giallo bruno, nocciola, sabbia, bianco
(nella fo. Alba). Colore più intenso al centro, schiarisce verso la periferia, liscio e privo di striature al
margine. Sericeo con tempo asciutto, viscoso con umidità. Lamelle distanziate dal gambo (fungo
eterogeneo), bianche (fungo Leucosporeo), fitte, alte e sottili.


Gambo
5÷15(20) × 1÷3 cm, si allarga progressivamente verso la base, biancastro con striature zebrate
caratteristiche, giallastre, verdastre, pieno all’esordio e poi sempre più cavo a maturità. Anello
posizionato nella zona preapicale, ampio e ricadente sullo stipite, bianco, poco tenace e non sempre
durevole. Volva sacciforme, membranacea, leggera, bianca, saldamente ancorata al bulbo e poi
svasata in alto, spesso lacerata.


Carne
Prima compatta, quindi sempre più cedevole a maturità, bianca, con sottili aloni sotto il pileo
concolori allo stesso. All’esordio inodore, poi con sfumature mielato rancide sgradevoli ed infine
repellenti cadaveriche. Sapore dolciastro.


Habitat
Dall’estate all’autunno, preferibilmente e generalmente nei boschi di latifoglia, anche se non
disdegna le conifere dove raramente fa la sua comparsa. Tra le specie più presenti, sia nei boschi
planiziali che nei boschi d’altura, in tutte le Regioni italiane.


Commestibilità e tossicità
Velenoso mortale. Responsabile del maggior numero di decessi dovuti all’incauta raccolta dei funghi
spontanei. Provoca intossicazione a lungo termine di tipo falloideo.


Osservazioni
Le caratteristiche prioritarie e principali per il suo riconoscimento sono: la presenza di quattro
strutture morfologiche ben definite, cappello, gambo, anello e volva; colore molto mutevole del
cappello con prevalenza del verdastro e presenza di fibrille longitudinali innate; il colore sempre
bianco del gambo, dell’anello e della volva, con la sola eccezione della presenza di screziature, quasi
zebrature sul gambo, lievemente concolori al cappello; il cappello divisibile dal gambo, lamelle
libere.


Somiglianze e varietà
L’A. phalloides quando è gialla è confondibile con l’Amanita junquillea e con l’ Amanita citrina che
hanno volva circoncisa e residui velari sul cappello diversi. Quando abbia perduto l’anello ed è di
colore bianco o ardesia è confondibile con le Volvaria, senza anello e volva al piede, ma lamelle
presto rosee. Quando è di colore bianco o grigiastro o brunastro e perde la volva con qualche
Agaricus, dalle lamelle bianche poi rosee poi bruno-tabacco. Quando appare priva di volva ed anello
ed è verde è confondibile con alcune Russula e alcuni Tricoloma: Se è bianca con Tricoloma
columbetta, Melanoleuca evenosa e Leucoagaricus leucothites. Infine allo stadio di ovulo con
l’Amanita cæsarea o più raramente con qualche Lycoperdon. Nei funghi le forme albine sono diffuse
con una certa frequenza rispetto agli altri Regni del pianeta. Nelle Amanita con una certa ricorrenza,
e tra queste l’A.phalloides fo alba è una di quelle maggiormente rinvenibili.


Curiosità
Il responsabile di un progetto di ricerca del governo del Canada, un chimico, sta studiando da anni la
composizione delle sostanze che complessivamente vengono indicate come amatossine, è riuscito ad
isolare almeno una decina di composti diversi e sta analizzando con attenzione la loro azione sui
mammiferi. L’obiettivo di questo progetto è molto ambizioso e se volete piuttosto affascinante,
capire con quali meccanismi le amatossine riconoscono le cellule epatiche, le tracciano, le
raggiungono e infine le distruggono necrotizzandole. Qualora il ricercatore riuscisse a capire quali
sono i recettori che inducono a questa azione, potrebbe confondere chimicamente le amatossine e
dirottarle verso cellule tumorali. Lasciando intendere a queste ultime che si tratta di tessuto epatico,
otterrebbe uno strumento incredibile per aggredire e distruggere completamente, in modo
assolutamente non cruento, tutte le cellule tumorali presenti in qualsiasi sede dell’organismo umano.
Come potete facilmente intuire, si tratterebbe nel caso, della scoperta scientifica del secolo. Spesse
volte ci si chiede perché le lumache si nutrano senza apparente disagio di Amanita phalloides,
pericolosamente la credenza popolare affida a queste evidenze un valore di prova dimostrata di
commestibilità, in verità i gasteropodi sono molto diversi dai mammiferi, possono permettersi regimi
alimentari tra i più eccentrici e soprattutto, pensateci bene, non hanno un fegato che possa essere
distrutto e necrotizzato dalle amatossine. Tenete anche conto che gli animali in genere si
autoaddestrano con la selezione naturale, chi mangia sostanze velenose muore, chi riesce ad evitarle
riconoscendole, cresce, si riproduce, e trasferisce l’informazione alla prole.

Schede di proprietà AMINT realizzate da Mauro Cittadini - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di
AMIMT.

Ultimo aggiornamento 29 Ottobre 2013

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